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L’Abbraccio di uno sconosciuto.

Questo è quello che ricordo, che porterò sempre con me, ovvero “L’abbraccio di uno sconosciuto”. So che è un’espressione, una sensazione, che senza aver affrontato il viaggio, aver vissuto le emozioni sulla propria pelle, difficilmente verrà compresa dalle altre persone. Egoisticamente dico “pazienza”, in me resterà coscienza di qualcosa che forse non saprò mai spiegare appieno, perché le emozioni vere non le descrivi, le vivi.

“Io non lo so chi c’ha ragione e chi no

Se è una questione di etnia, di economia,

Oppure solo pazzia: difficile saperlo.

Quello che so è che non è fantasia

E che nessuno c’ha ragione e così sia…

…C’era una volta la mia vita

C’era una volta la mia casa

C’era una volta e voglio che sia ancora”

1999. La canzone è “Il mio nome è mai più” e fu scritta contro tutte le guerre, in particolar modo quella che in quel momento storico interessava l’ex Jugoslavia.

Parole scritte, cantate, ascoltate e riascoltate.

E cosa è cambiato da allora? Ben poco, quasi niente. C’è una nuova guerra.

C’è più informazione? Più libertà?

Sono nati i social network, gli smartphone, ma il “potere” può sempre oscurarli per manipolare le informazioni e far passare solo quel che vuole. Questa è informazione?

Ragazzi, Uomini, che non hanno scelto di combattere, non possono fuggire dalla guerra, dai bombardamenti, per legge. Questa è libertà?

Vi starete chiedendo ancora perché di tutto questo il mio ricordo si “riduce” a L’abbraccio di uno sconosciuto.

Si è presentata la possibilità di fare una missione umanitaria, di andare fin lassù, fino al confine, a portare aiuti umanitari in mano alle persone che un giorno prima erano come noi ed il mattino seguente non avevano più una casa, un lavoro e forse, neanche i loro cari.

Non saprei spiegarvi cosa ho sentito, non mi piace chiamarlo “senso del dovere”. È stata una sensazione che effettivamente trovo difficile da raccontarvi, forse non è stata nemmeno una sensazione, ma un insieme di emozioni, di pensieri che subito hanno iniziato a susseguirsi.

Ho deciso di andare, senza pensarci e credo sia una delle esperienze umanamente più belle che abbia mai fatto nella mia vita.

Perché certe cose le capisci solo facendole, solo vedendo da vicino gli occhi di chi sta vivendo a sue spese certe situazioni e trova la forza per andare avanti, farsi e fare coraggio.

abbraccio
Uniti, contro chi divide.

il viaggio….

Durante il viaggio, attraversando le varie nazioni, ho notato un dettaglio; il rispetto delle persone vedendo passare una colonna di mezzi di Protezione Civile. Nessuno li aveva avvisati, ma loro sapevano cosa stavamo facendo, cosa stavamo portando e dove stavamo andando.

Da appassionato, in geologia, si parla spesso di memoria storica, quella memoria che nell’uomo tiene alta l’asticella dell’attenzione nei confronti di un rischio naturale.

Non ci vuole molto a parafrasare il concetto e a capire come la memoria storica, di popolazioni che hanno già vissuto la guerra, possa essere fondamentale anche a comprendere i rischi, il pericolo che un uomo può provocare ad un altro uomo.

Le auto si spostano, si fanno da parte, ci fanno passare e credetemi, in questo gesto io ho visto il ricordo di quelle popolazioni ancora vivo dentro di loro, perché la guerra finisce, i bombardamenti terminano, ma il rumore che fanno, da dentro, difficilmente esce.

abbraccio
l’abbraccio.

3618 Km.

Italia-Slovenia-Ungheria-Slovacchia-Polonia-Ucraina.

Andata e Ritorno.

Pensieri che si susseguono, idee, tentativi di immaginazione su cosa aspettarsi alla frontiera Polonia-Ucraina.

Arrivare al confine di una nazione rovinata dalla guerra.

Non avrei mai pensato e in tutta sincerità, mai sperato, di dover, anche se per scelta, fare una cosa del genere.

Non ho visto città distrutte e abbandonate, ma ho davvero visto file di persone con uno zaino, pieno di tutto quel che resta del loro passato che non hanno più, lasciare a piedi il paese dove sono nate, senza sapere dove andranno.

Ho consegnato gli aiuti in mano a ragazzi, uomini Ucraini; passato scatoloni pieni di cibo, beni di prima necessità, giochi per bambini con il cuore che batteva talmente forte da sembrare fermo, così come il mondo tutto intorno.

E fidatevi, lo dico con un sorriso amaro, sotto una pioggia battente come ognuno di noi immagina la scena di un film, l’atmosfera era gelida.

Non so cosa mi lascerà di preciso questa esperienza, sicuramente emozioni da assimilare pian piano, che non saprò raccontarvi e il saluto di ringraziamento, vero, perché io quegli occhi li ho visti da vicino, con una stretta di mano e un abbraccio.

L’abbraccio di uno sconosciuto.

L’abbraccio più sincero.

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